La gestione dell’emergenza pandemica e le attività messe in campo in termini di comunicazione e innovazioni tecnologiche sono state alla base di numerose tesi di laurea nell’ultimo anno. Oggi approfondiamo quella di Luca Usai, neolaureato in Sicurezza e cooperazione internazionale all’Università degli Studi di Sassari, con il prof. Colum Donnelly, con una tesi dal titolo “Società digitali ai tempi del covid”.

Luca Usai

Come è nato questo progetto di tesi?

Ho voluto scegliere, come tema centrale, le risposte tecnologiche che sono state create per combattere il coronavirus. Per questo ho approfondito sia le app di contact tracing, sviluppate in Italia ed Europa, che l’impatto dello smart working o meglio del remote working per come è stato applicato nel nostro Paese. Non ho tralasciato l’aspetto comunicativo, è stato molto interessante analizzare come queste soluzioni sono state narrate dai media o dalla politica e come sono state percepite dalla popolazione, alcuni più dubbiosi o scettici mentre altri l’hanno accolte in maniera positiva.

Nel tuo elaborato hai raccolto una interessante rassegna stampa su tutto il dibattito che si è creato intorno a Immuni. Secondo te quali sono i punti di forza e quali invece ne hanno determinato il suo flop?

Il funzionamento è certamente il punto di forza di Immuni che è anche alla base delle app di contact tracing sviluppate negli altri Paesi europei. Ci sono state poi figure che hanno sostenuto pubblicamente questa applicazione, come Giampiero Calzolari, presidente della Granarolo, che dal novembre 2020 ha fatto posizionare il qr code per scaricare Immuni sul packaging di oltre 10milioni di bottiglie. Dall’altra ci sono state altrettante persone ed esponenti politici, che hanno certamente un peso maggiore nell’orientare l’opinione pubblica, che hanno criticato questa iniziativa e l’operato del Governo. Immuni potenzialmente può difenderci e come ha commentato Walter Ricciardi, noto virologo, è come un edificio sismico: quando lo costruiamo non sappiamo se e quando si verificherà un terremoto, per questo non dobbiamo esimerci da scaricare gratuitamente Immuni dai vari store digitali.

Anche la Sardegna ha sviluppato una sua app di contact tracing

SardegnaSicura ha debuttato nel giugno 2020 e doveva essere utilizzata per identificare e tracciare i turisti che entravano in terra sarda. È mancata però una corretta campagna di comunicazione e informazione. A fronte di una spesa di 113mila euro di risorse regionali, come evidenziato da Report, l’app non è stata utilizzata quando invece poteva essere utile nel picco di contagi che è stato registrato a fine agosto. Su questa applicazione si è anche espresso il Garante della Privacy, contrario a queste soluzioni regionali concorrenti di Immuni.

Proprio in questi giorni si è tornati a parlare di questa applicazione, quasi come se non fosse già stata pubblicata, da utilizzare sempre per la registrazione dei visitatori all’arrivo sull’isola.

Qual è stata la risposta alle app di contact tracing in Europa?

Non è andata certo meglio. Nei paesi che hanno adottato queste app, basate sulla stessa tecnologia di Immuni, sono stati sollevati perplessità e evidenziati problemi sul funzionamento, anche in questi casi non raggiungendo la percentuale di download necessari per essere efficaci.

Nelle conclusioni prospetti alcuni scenari futuri, cosa possiamo portare via e cosa lasciamo da questa situazione che stiamo vivendo?

La nostra società è cambiata in modo permanente. Tra gli aspetti positivi di questa crisi è che ha accelerato il processo di alfabetizzazione digitale degli italiani che si sono trovati ad interfacciarsi con nuovi strumenti e tecnologie di cui Immuni è solo un piccolo esempio. A questo si aggiunge lo smart working che ci ha permesso di scoprire i lati positivi di lavorare da casa, come gestire i tempi e gli spazi, una maggiore produttività, ma anche la necessità di coniugare la vita familiare con quella lavorativa. Serve poi maggiore attenzione all’impatto psicologico e a non trasformare questa situazione in un isolamento e un deterioramento della comunicazione tra colleghi e familiari. Dobbiamo riuscire ad estrapolare da questo contesto negativo e di crisi una esperienza positiva e costruttiva per ognuno di noi.

Ecco, concluso questo percorso, quali saranno i tuoi prossimi passi?

Vorrei continuare a coltivare i miei interessi nella comunicazione di emergenza e della protezione civile. Mi piacerebbe avere l’opportunità di fare un tirocinio in Areus, Azienda Regionale Emergenza Urgenza Sardegna, o in una organizzazione non governativa.

 

Foto di copertina: unDraw