L’analisi della comunicazione del sisma del 2016 nella tesi di Pietro Bontempi

L’analisi della comunicazione del sisma del 2016 nella tesi di Pietro Bontempi

La rubrica dedicata alle tesi sulla comunicazione vuole essere un trampolino di lancio per i laureati e un riconoscimento, sempre nel mio piccolo, al lavoro e ai mesi che ci hanno dedicato. Oggi tocca a Pietro Bontempi neolaureato magistrale in Comunicazione Pubblica e d’Impresa all’Università di Bologna con la Prof.ssa Leda Guidi con una tesi dal titolo “La Pubblica Amministrazione e il ruolo dei social media per la gestione delle emergenze: il caso dell’evento sismico del 2016”.

Com’è nato questo progetto di tesi?

Pietro Bontempi
Pietro Bontempi

Ho scelto questo argomento sia perché l’ho trovato molto interessante e originale sia perché l’ho vissuta in prima persona. Sono umbro, abito vicino a Foligno e il sisma del ‘97 ha avuto l’epicentro nel mio comune, anche se non ne ho ricordi diretti perché ero molto piccolo. Il terremoto del 2016 ha colpito un territorio non molto vicino a dove vivo, ma abbiamo sentito molto bene le scosse e passato la nottata fuori. Per tutti questi motivi ho ritenuto interessante analizzare questa tematica.

Che obiettivo ti sei posto per questo lavoro?

Lo scopo principale della mia tesi di laurea è stato quello di evidenziare come i social media possono essere un collante tra gli amministratori e i cittadini in situazioni di emergenza come quella del sisma del 2016.

Per raggiungerlo hai scelto di realizzare delle interviste profonde al sindaco di Norcia e al dirigente della protezione civile della Regione Umbria. Dal punto di vista della comunicazione cosa è emerso?

La mia idea iniziale era quella di fare numerose interviste in presenza a Norcia, però ho scritto la tesi a novembre 2020 in piena zona arancione e purtroppo ho potuto realizzare le interviste solo in modalità virtuale. L’intervista al sindaco di Norcia è stata molto interessante perché sono emerse le varie difficoltà riscontrate come il fatto di utilizzare i social media per combattere la diffusione delle notizie false e la vena molto polemica che si è diffusa nei commenti. In parte questo può essere comprensibile in un momento di emergenza come quello del terremoto dove sotto il profilo psicologico il cittadino è molto turbato. Dall’altro lato i social network hanno avuto il compito di mantenere compatta la realtà amministrativa e come in queste situazioni siano un collante. Nell’intervista con il sindaco è emerso anche come questa figura istituzionale in realtà molto piccole per numero di abitanti diventa un amico che aiuta oltre che una autorità.

L’intervista con il dirigente della protezione civile della Regione Umbria è stata molto tecnica e dettagliata. Anche in questo caso è emerso come i social network debbano essere amministrati correttamente affinché possano essere colte le varie opportunità che portano.

Come è nata la scelta di confrontare il sisma del 2016 con quello del 1997? Hai individuato alcuni elementi in comune tra i due eventi?

Si tratta di eventi sismici che si sono verificati in territori molto simili. In entrambi i casi ho riscontrato alcune particolarità in comune come: il senso di solidarietà tra i cittadini, il fatto che sono territori molto estesi e a bassa densità abitativa che comporta quindi delle difficoltà comunicative anche con le viarie frazioni. Nell’intervista con la volontaria che ha vissuto il sisma del ’97 è emersa proprio la difficoltà della comunicazione nelle frazioni, cosa che invece non è accaduta con Norcia, 19 anni dopo. È stata una comparazione interessante anche se il contesto comunicativo in questi anni è stato completamente stravolto. Come anche la difficoltà nel percepire i danni reali. Nel ’97 la volontaria ha saputo del crollo del soffitto della Basilica di San Francesco d’Assisi il giorno successivo, ore dopo l’evento. Nel 2016 invece abbiamo vissuto il crollo della Basilica di San Benedetto di Norcia praticamente in diretta.

Secondo te, a che punto siamo nella comunicazione in emergenza?

Potremmo essere sulla strada giusta. Non do giudizi sulla comunicazione in questa pandemia. Sta di fatto che dieci anni fa un’emergenza di questo tipo sarebbe stata molto più difficile da gestire e seguire a livello comunicativo. Per quanto riguarda i social media dobbiamo saper amministrare queste piattaforme, la diffusione delle fake news è il rischio più grande emerso in un periodo di emergenza sismica e purtroppo in un periodo pandemico diventa un fenomeno ancora più difficile da combattere. Per limitare queste criticità il messaggio degli amministratori deve avere alcune caratteristiche: deve essere chiaro sintetico e non soggetto ad eventuali reinterpretazioni perché le notizie devono essere ben definite e il cittadino, in un periodo di emergenza, necessita di cogliere appieno il messaggio, di leggere e comprendere subito senza troppi tecnicismi e al tempo stesso non deve contenere troppa freddezza.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

È un periodo di stallo, dopo la laurea avrei voluto fare una esperienza di stage in Europa. Attualmente, dopo 5 anni a Bologna, sono tornato nel mio paese di residenza in provincia di Perugia. Mi piacerebbe lavorare nel campo del social media management ma sono aperto anche agli altri settori della comunicazione, come anche quello dell’emergenza. Intanto continuo ad inviare curriculum e investo sulle mie competenze nel settore e linguistiche seguendo corsi online.

Foto di Marcello Migliosi da Pixabay

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