Che settimana per Twitter: dai Fleet a Trump

Che settimana per Twitter: dai Fleet a Trump

La settimana che sta per concludersi sembrava iniziata al meglio per Twitter che ha lanciato in Italia, dopo averli testati in Brasile, i Fleet ovvero le storie. Si tratta di un nuovo formato di contenuti che scompaiono in automatico dopo 24 ore e che ha come obiettivo quello di incrementare l’interazione sulla piattaforma e attirare nuovi utenti più giovani che abitano altri social. Questi contenuti possono essere visualizzati dai follower ed è possibile interagirvi solo con risposte in DM, niente ricondivisioni, reazioni o risposte.
La differenza, rispetto alle stories che abbiamo imparato a conoscere su Instagram, Snapchat o Facebook, è che i Fleet di un utente scorrono verticalmente attraverso il gesto dello scroll. Se poi vogliamo passare ad un’altra serie di Fleet di un altro account dovremo andare verso sinistra e non verso destra (come siamo abituati nelle altre piattaforme).

Molti utenti hanno espresso dubbi su questa nuova funzione e anche io, lo ammetto, non ho ancora capito come sfruttare i Fleet al meglio.

Ma non è finita qui, perché Twitter per la prima volta ha segnato come fake news un paio di tweet pubblicati dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha reagito molto male, accusando la piattaforma di microblogging di interferire nelle elezioni presidenziali e non solo.


Dopo l’accusa di pubblicare notizie infondate il presidente Trump si è vendicato firmando un ordine esecutivo per la modifica del Communications Decency Act, noto come “Section 230“. Ovvero con questo atto si va a rimuovere lo scudo che proteggeva le piattaforme social dalle responsabilità derivanti dalla pubblicazione dei contenuti. Nel dettaglio: “Nessun fornitore o utente di un servizio informatico interattivo può essere trattato come l’editore o il relatore di qualsiasi informazione fornita da un altro fornitore di contenuti informativi”, la protezione legale quindi proteggeva le piattaforme da qualsiasi azione illecita commessa dagli utilizzatori. Ma non è finita qui perché l’obiettivo ultimo di Trump è quello di arrivare ad una legge che regolamenti i social media.

Twitter però non si ferma e ha segnalato un altro tweet del presidente sui disordini per l’uccisione dell’afroamericano George Floyd, per la violazione dei propri standard sull’”esaltazione della violenza”. “Questo tweet viola le regole di Twitter sull’esaltazione della violenza – ha scritto il social network ricondividendo il tweet in oggetto – Ma Twitter ha stabilito che è nell’interesse pubblico che resti accessibile”. Cliccando quindi su guarda possiamo visualizzare il tweet originale.

Lo scontro tra il presidente degli Stati Uniti e Twitter, insomma, non sembra terminare a breve. Se da un lato abbiamo invocato una soluzione per contrastare la diffusione delle fake news sui social e porre fine ad uno dei mali più importanti di queste piattaforme, adesso che ce l’abbiamo e sembra funzionare dobbiamo chiudere tutto? Un presidente degli Stati Uniti non dovrebbe esprimersi in altri modi e toni? E soprattutto è consapevole di non possedere e poter controllare tutto ciò che lo circonda social media compresi?

Foto di William Iven da Pixabay.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *