Dalla spesa ai congiunti, i glitch comunicativi della fase 2

Dalla spesa ai congiunti, i glitch comunicativi della fase 2

Ci siamo, fra pochi giorni scatta la fase 2 e finalmente potremo iniziare a riacquistare alcune libertà che fino ad oggi ci sono state negate per rallentare il contagio. Da lunedì potremo muoverci per la nostra regione di residenza portando con noi l’autocertificazione, potremo tornare a fare attività fisica ma soprattutto potremo andare a fare visita ai congiunti.

Ed è proprio su questa parola che stiamo assistendo ad un cortocircuito comunicativo dietro l’altro causato dalle dichiarazioni dei vari esponenti del Governo che in questi giorni stanno dando interpretazioni non sempre allineate di questa parola.

Dopo la conferenza stampa del presidente Giuseppe Conte la percezione comune diffusa era che dal 4 maggio avremmo potuto far visita a nonni, cugini, zii e altri parenti (certificati) che probabilmente non vediamo o sentiamo da anni ma non a fidanzati e compagni da cui ormai siamo lontani da due mesi.

Interpretazione che è stata poi ampliata da una nota di palazzo Chigi che ha definito i congiunti come qualunque affetto stabile. Via libera quindi a fidanzati e amori vari.

La bambola però non si è fermata, fino alle ultime dichiarazioni di ieri (29 aprile) di Pierpaolo Sileri, vice ministro alla Salute, che ha dichiarato come tra gli affetti stabili rientrino anche gli amici veri.

Oltre alla incertezza dalla definizione di questa parola, nasce poi il dubbio su come le Forze dell’Ordine andranno ad accertare le motivazioni per gli spostamenti e a verificare questi affetti stabili e amicizie vere.

Un’altra questione scivolosa e della quotidianità di ognuno di noi, che però non ha ancora avuto lo stesso risalto dei congiunti, è quella della spesa. Se dal 4 maggio posso muovermi per tutta la Regione, posso andare a fare la spesa nel supermercato o nel discount che mi è più conveniente e non più in quello più vicino a casa o nel mio comune di residenza? In attesa delle faq del Governo, per ora resta il punto interrogativo.

L’ultimo punto è quello dei trasporti, tanti i dubbi per le persone che da lunedì torneranno ad utilizzare i mezzi pubblici per recarsi a lavoro. Due le certezze indossare le mascherine a bordo e mantenere la distanza di sicurezza, ma per il resto anche qui ci sono tanti punti di domanda. Come farò ad arrivare a lavoro in tempo se il bus o il treno che devo prendere ha raggiunto la capienza massima? Ci sarà del personale a bordo o a terra che controllerà la salita e la discesa e il rispetto della distanza e l’occupazione dei posti assegnati? Anche in questo caso la responsabilità sembra scivolare dal Governo centrale alle tantissime aziende di trasporto pubblico che dovranno garantire questi servizi e i controlli. E a tutt’oggi non è stato sciolto il nodo dei rimborsi degli abbonamenti non utilizzati nei due mesi appena trascorsi, saranno estesi o rimborsati?

Insomma ci sono ancora tante incertezze su cosa possiamo fare dal 4 maggio, perché se fino ad oggi abbiamo avuto chiaro e ci è stato comunicato anche in modo diretto cosa potevamo fare e cosa no, ora siamo in questa situazione di contraddizioni e domande spesso senza una risposta. L’interpretazione a cui sono arrivata è quella di non prendere questa fase 2 come un “bomba libera tutti”, ma di una estrema responsabilizzazione del singolo e di far prevalere il buon senso di ognuno di noi. Se vogliamo fermare la diffusione del virus dobbiamo continuare a stare attenti, rispettando le distanze, indossando la mascherina e limitando gli spostamenti a solo quelli necessari (con qualche visita ai congiunti nel rispetto di quanto detto fino ad ora). Certo è che la comunicazione istituzionale in questa emergenza va estremamente rivista.

E voi cosa ne pensate?

 

[Foto di: Picturesque Japan/Shutterstock]

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