La puntata di oggi, 24 maggio, di Morning, il nuovo podcast del Post condotto da Francesco Costa, è dedicata alla tragedia della funivia Stresa-Mottarone in cui hanno perso la vita 14 persone. Il punto di vista portato da Costa non è solo dedicato ai fatti e ad una prima ipotesi su quali possano essere state le cause ma soprattutto come questo triste evento è stato narrato sui quotidiani che questa mattina abbiamo acquistato in edicola.

Sui giornali, infatti, non troviamo articoli di cronaca nera che vanno a ricostruire i fatti o a fornirci informazioni essenziali per capire cosa è successo. Tutto questo lo abbiamo già letto e assimilato ieri nei numerosi articoli online, servizi del tg, sui post social delle istituzioni coinvolte e dei Vigili del Fuoco e del Soccorso Alpino che sono intervenuti sul posto.


Le pagine di oggi sono invece dedicate a reportage che ricostruiscono le vite delle vittime e ci danno tantissime testimonianze di altre persone che erano in quella località per una escursione domenicale o dei soccorritori. Ci forniscono tante informazioni, dati ed emozioni che vanno oltre il fatto e arricchiscono ulteriormente la narrazione di quello che è successo. Anche lo stile non è quello arido della cronaca ma hanno uno stile letterario.
Per Costa questo accade per due ragioni principali. La prima è che i giornali escono il giorno dopo i fatti. Se un po’ di anni fa poteva non essere un grosso problema per chi faceva i quotidiani, ora i fatti li abbiamo già conosciuti e scoperti online se non “in diretta” sui principali canali social. Dall’altra c’è la tendenza del giornalismo italiano a far leva su uno stile letterario soprattutto quando accade qualcosa che ci scuote a livello emotivo. Questo porta la stampa ad allontanarsi dal rigore della cronaca e ad adottare linguaggi e tecniche che fanno appello alle emozioni dei lettori.

Se da un lato questo giornalismo narrativo applicato alle emergenze, crisi o a tragedie può fornirci dettagli ulteriori sui fatti e sulle testimonianze, dall’altra rischia di avvicinarsi alla fiction, data anche dalla scelta delle parole usate nei pezzi, o a calcare la mano su informazioni, dettagli o commenti che strizzano l’occhio ai click, alla pancia dei lettori e al sensazionalismo. Non parliamo più di giornalismo ma di pornografia del dolore.

In alcuni casi tutto questo viene estremizzato nei titoli delle prime pagine. Solo per citarne due riferiti a questa tragedia: Il Messaggero che titola “La strage delle riaperture” e mentre su Libero leggiamo nel sommario “A bordo pure un iraniano, non si esclude alcuna ipotesi“.

Cosa possiamo fare? Da lettori possiamo fare attenzione alle fonti che scegliamo per informarci e ai giornali che leggiamo. Da giornalisti e comunicatori è opportuno aprire una riflessione (già il come è stata comunicata l’emergenza sanitaria dovrebbe averci fatto suonare un campanello d’allarme) sul linguaggio e le tecniche che utilizziamo per narrare i fatti. Alcuni dettagli o punti di vista e testimonianze che rilanciamo sono veramente utili per la comprensione della notizia?

Per riascoltare la puntata:
Ascolta “Ep.6 – La strage della funivia e le altre storie di oggi” su Spreaker.

Foto di copertina: Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico