Covid19, stanno funzionando le applicazioni per tracciare i contagi?

Covid19, stanno funzionando le applicazioni per tracciare i contagi?

Torniamo a parlare di tracciamento dei contatti e delle applicazioni per smartphone. Alcuni giorni fa il direttore dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, in occasione del briefing a Ginevra, ha dichiarato che il tracciamento dei contagi da SARS-CoV-2 è “essenziale per trovare e isolare i contagiati e mettere in quarantena i loro contatti” e per prevenire i “focolai locali”. “Possiamo fermare il virus. – ha proseguito – Non dobbiamo aspettare il vaccino, dobbiamo fermare la pandemia ora. Dobbiamo sì supportare e accelerare con il vaccino, ma dobbiamo anche salvare vite utilizzando gli strumenti che abbiamo”. Ha poi concludo dicendo che le “misure di lockdown possono aiutare a ridurre la trasmissione, ma non possono fermarla”.

Per quanto riguarda il nostro paese, la ministra all’innovazione Paola Pisano ha dichiarato, in audizione al Senato, che la app Immuni è stata scaricata da 4,2 milioni di cittadini, sottolineando che crescono i download ma c’è una diminuzione del ritmo di adozione da parte di nuovi cittadini. Un dato ancora basso rispetto ai numeri necessari per un efficace funzionamento del tracciamento dei contatti. Per questo motivo sono allo studio alcune soluzioni per aumentare i download come una nuova campagna di comunicazione sull’app e sul suo funzionamento ma anche la diffusione di Immuni all’interno delle scuole, sia per gli alunni al di sopra dei 14 anni che per i genitori.

Purtroppo Immuni è ancora poco conosciuta e soprattutto vista in maniera negativa da tante persone che criticano questa soluzione ma anche per le incerte procedure da seguire nel caso io cui si riceva la notifica che si è stati esposti e sulle tempiste per fare il tampone. Non tornerò a parlare delle funzioni della app, della tutela della privacy e della scelta del Bluetooth, aggiungo però questa interessante riflessione di Rudy Bandiera sul perché Immuni non funzionerà mai in Italia.

E negli altri paesi come sta andando?

Numerosi Stati europei ed extra europei hanno scelto di sviluppare una app per il contact tracing e quasi tutte si basano sulla volontarietà del download, sulla tecnologia Bluetooth Low Energy (Le app sono mappate e analizzate costantemente dal Mit nel Covid Tracing Tracker di cui vi ho già parlato sul blog) e sul sistema messo a punto da Apple e Google.
Facciamo alcuni esempi.

In Irlanda dal 6 luglio è disponibile per il download Covid Tracker Ireland, app richiesta dal servizio sanitario irlandese e realizzata da NearForm. Lo sviluppo dell’app è costato circa 850mila euro e il mantenimento costerà dai 350mila euro ai 400mila euro l’anno, ha avuto tempi di lavorazioni più brevi rispetto agli altri paesi e nei primi otto giorni è stata scaricata da 1,3 milioni di cittadini (consentendo di individuare diversi casi di infezione prima dell’insorgenza dei sintomi). Numero molto incoraggiate perché equivale a già il 50% dell’obiettivo che si è posto il governo irlandese ovvero che l’app venga scaricata da 2,2 milioni di persone, che corrispondono al 60 per cento del target demografico individuato (l’Irlanda ha circa 4,9 milioni di abitanti).

Anche la Francia, dal 2 giugno, ha la propria app per il tracciamento dei contatti, si tratta di “StopCovid”. Questa soluzione si allontana però da quella fatta dagli altri paesi europei che si sono basati sulle API di Apple e Google, mentre il governo francese ha scelto una via indipendente curata da un gruppo di ricercatori e aziende che hanno predisposto una architettura centralizzata e separata. Dopo questa scelta non sono mancate le critiche e, anche in questo caso, sono stati sollevati alcuni problemi di privacy.
L’obiettivo da raggiungere è di circa 25 milioni di download da parte di adulti che rappresenta il 42% della popolazione francese, anche se il segretario di stato per gli affari generali Cedric O ha dichiarato che l’obiettivo è quello di evitare una seconda ondata e che la app è un ulteriore mezzo per la prevenzione che le persone possono usare. O ha stimato che se poco meno del 10% di una determinata popolazione (che potrebbe essere una regione o una città) installa l’app, sarà sufficiente per aiutare il governo a ridurre la diffusione del coronavirus. Nelle prime tre settimane dal lancio la app è stata scaricata da 1,9 milioni di persone, quasi 24 mila hanno poi disattivato la app e 460 mila l’hanno disinstallata. Di questi utenti 68 hanno dichiarato tramite la app di essere risultati positivi al Covid19 e il server ha ricevuto 205 interazioni sociali da questi casi.

La Germania ha sviluppato Corona-Warn-App. A differenza della Francia, in questo caso è stato scelta la soluzione che si basa sulla tecnologia di Apple e Google, si basa sul Bluetooth Low Energy e su un sistema decentralizzato. Si tratta del più grande progetto open source mai realizzato in Germania per conto del governo tedesco ed è possibile seguire lo sviluppo, la documentazione tecnica e le varie fasi sulla piattaforma GitHub.
Ad un mese dal suo lancio è stata scaricata 15,8 milioni di volte. Un plus della strategia tedesca è che Corona-Warn-App può essere scaricata in tutti gli Stati membri dell’UE, ma anche in Norvegia, Svizzera e Regno Unito. La app è poi disponibile in tedesco e in inglese (come il sito web dedicato), ed è in fase di sviluppo una versione in lingua turca che sarà rilasciata entro la fine di luglio. Più lingue come il russo, il rumeno, l’arabo e il polacco seguiranno nel tempo. A questo si aggiunge l’obiettivo di rendere interoperabile l’app tedesca con le app di coronavirus di altri paesi – specialmente nell’Unione Europea.

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