Resilienza di comunità e prevenzione, abbiamo gettato basi solide per ripartire dopo l’emergenza?

Resilienza di comunità e prevenzione, abbiamo gettato basi solide per ripartire dopo l’emergenza?

If you survive the infection

Will you remember the lesson?

Così cantano i Bring Me the Horizon nel loro ultimo singolo “Parasite Eve” ed è quello che ultimamente mi sto chiedendo anche io. L’emergenza avrebbe dovuto renderci migliori e farci uscire rafforzati, o almeno così ci siamo detti più volte ripetendo “Andrà tutto bene” come un mantra. Diminuiscono i divieti e cala l’attenzione, le mascherine sono ormai un accessorio da portare al posto di collane o braccialetti come se ormai i tre mesi di lockdown fossero un ricordo passato insieme alle oltre 35mila persone che il virus si è portato via solo nel nostro paese. Abbiamo inneggiato a internet come al nostro salvagente, che ci ha permesso di lavorare in smart working e di continuare a restare in contatto con amici e parenti, ma è stata additata anche come il nemico portatore di fake news e complotti. È diminuita l’attività di comunicazione istituzionale che l’informazione legata al virus, gli articoli sul cigno nero della Covid-19 sulle principali testate cartacee o online non hanno più la stessa rilevanza e notiziabilità. La percezione del rischio è diminuita come anche il rischio stesso e l’indice di contagiosità del virus. Intanto lo stato d’emergenza e stato prorogato fino al 31 luglio, ma questo cosa implica: che dal 1° agosto l’emergenza è finita e possiamo andare tutti in ferie “senza pensier”?

Certo, non è pensabile vivere per sempre in uno stato emergenziale ma neanche avere la memoria corta o fare finta di nulla dimenticando tutto quello che abbiamo sacrificato in questi mesi, per questo la ripartenza e le successive fasi dovrebbero avere dei punti fermi da sviluppare, come per esempio la prevenzione (anche dalle epidemie) o la resilienza di comunità.

Ognuno di noi ha vissuto e reagito a questa emergenza in modo diverso, basta parlare con chi abbiamo intorno per capirlo. Un esempio di questo scambio l’ho vissuto alcune settimane fa in occasione del TED Circle organizzato da TEDxFirenze sul tema della resilienza. In questa occasione abbiamo condiviso esperienze e punti di vista sulla base del nostro vissuto. Su come da un lato siano stati fondamentali i legami sociali e il ruolo di nodo attivo che abbiamo ricoperto e di come non può mancare la fiducia e tutte quelle connessioni per sviluppare la collaborazione e la resilienza nella comunità di cui facciamo parte.

Tutto questo ci ha portato proprio a riflettere su questo tema e a dare definizioni diverse di resilienza: dall’adattamento a nuove condizioni venutesi a creare, al partire dal quotidiano per riconoscere i propri limiti e proiettarsi verso un cambiamento migliorativo, fino ad individuare la soglia massima alla quale siamo in grado di reggere l’impatto di una perturbazione, ma anche un percorso dove non deve mancare la consapevolezza del processo in corso che deve portarci ad un cambiamento di stato.

Il percorso è stato lungo e ancora non vediamo “la luce in fondo al tunnel”, purtroppo però resta aperta la domanda iniziale: alla fine di questo 2020 la società sarà veramente cambiata? Avrà imparato la lezione del Covid-19?

 

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