Percezione del rischio, quali compiti per la comunicazione?

Percezione del rischio, quali compiti per la comunicazione?

Il ruolo centrale che ha acquisito (e su cui sta ancora lavorando) la comunicazione in ambito di protezione civile e delle emergenze ci permette di andare ad intervenire anche su quello che è la percezione del rischio intesa come quel processo cognitivo coinvolto in diverse attività quotidiane e che orienta i comportamenti delle persone di fronte a decisioni che coinvolgono dei rischi potenziali. Obiettivo che può essere tra quelli che vogliamo raggiungere con le attività di comunicazione che realizziamo sui social network o sugli strumenti a disposizione.

Sempre più spesso, sia gli enti locali che i servizi di protezione civile oltre alle associazioni di volontariato, sono attivi sui social network con account che utilizzano per interfacciarsi con i cittadini utenti. Troviamo post dedicati alle allerte meteo diramate dai centri funzionali, focus sui comportamenti da adottare in caso di terremoto, alluvione o altro evento, ma anche approfondimenti sui rischi presenti sul territorio, oltre alla campagna Io Non Rischio. In risposta a questi post riceviamo commenti, reazioni come i mi piace e condivisioni. Questi, sono i primi elementi che ci permettono di valutare la nostra attività di comunicazione, ci danno degli indizi ma non ci forniscono degli elementi diretti per capire se queste attività sono state funzionali (o meno) per modificare o incidere sulla percezione del rischio delle persone, per questo sarà necessario una indagine ulteriore dedicata.

Sul tema della percezione del rischio vi segnalo questo articolo scientifico: “How do people perceive flood risk? Findings from a public survey in Tuscany, Italy” di Federica Zabini (CNR), Valentina Grasso (CNRe Lamma), Alfonso Crisci (CNR) e Bernardo Gozzini (Lamma), pubblicato sul Journal of Flood Risk Management e consultabile a questo link.

Questo lavoro indaga la percezione del rischio alluvioni attraverso una indagine che ha coinvolto 483 residenti in Toscana ed è stata condotta nel 2016, in occasione del 50esimo anniversario dell’alluvione di Firenze. Attraverso il sondaggio è stato possibile misurare la percezione del rischio in base ad alcuni fattori come il luogo di residenza, esperienze passate di alluvioni ma anche il livello di istruzione.

Tra i risultati emerge che “meno di un terzo (28%) degli intervistati si sente bene informato sul rischio di alluvione nella propria area (4/5 livelli della scala Likert); e più di un terzo ha affermato di essere poco (23%) o per niente informato (12%). Quando si tratta di segnalare se sono a conoscenza del piano di emergenza locale, solo il 13% è informato del piano e, sebbene il 22% sia a conoscenza dell’esistenza di un piano, ne ignora il contenuto. Più della metà degli intervistati (60%) è totalmente ignara dell’esistenza di un piano di emergenza”. Il piano di protezione civile è da sempre alla base della strategia di preparazione e di risposta alle emergenze ed è anche noto il fatto che sia un documento tecnico di difficile condivisione e comunicazione ai cittadini. Questo però non deve essere una scusa per rinunciare a svolgere attività di comunicazione e promozione del piano sia con iniziative offline che online.

Un altro elemento che emergenze in questa ricerca è che “c’è una generale mancanza di fiducia tra gli intervistati nella possibilità di essere prontamente informati. Ben il 44% degli intervistati ritiene che non sarebbe adeguatamente informato in caso di alluvione. Alla domanda sulle varie fonti di informazione, pensano di essere informati principalmente attraverso la TV, i social network e il sito web istituzionale della Protezione Civile. Grande fiducia è stata espressa nelle informazioni fornite da esperti e protezione civile, mentre quasi la metà degli intervistati ha espresso bassi livelli di fiducia nelle autorità locali come i sindaci”.

L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo da quasi un anno ha certamente sparigliato le carte per quanto riguarda il ruolo e le attività di comunicazione ma anche quella che è la percezione del rischio e la fiducia verso le istituzioni. Tra le conclusioni dell’articolo ci sono poi dei suggerimenti che possiamo (e dobbiamo) applicare a tutti i rischi e non solo a quello alluvione, al centro della ricerca. “Le campagne di comunicazione dovrebbero affrontare in modo specifico questo problema, promuovendo azioni capillari per rendere i residenti più consapevoli di essere i primi responsabili della propria sicurezza. Gli sforzi futuri potrebbero essere mirati a promuovere iniziative di formazione faccia a faccia per le persone che vivono nelle aree più esposte al rischio di alluvione, per aumentare la loro preparazione e aumentare la consapevolezza della responsabilità personale nella gestione e nell’affrontare il rischio.” E andando così a pianificare attività di comunicazione “che considerino i diversi target coinvolti e la specificità della dimensione geografica del rischio in modo da ridurre la vulnerabilità locale e aumentare la resilienza dei territori e delle comunità”.

 

Foto di Markus Distelrath da Pixabay

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