Quanto sono efficaci le etichette per le fake news su Facebook e Twitter?

Quanto sono efficaci le etichette per le fake news su Facebook e Twitter?

L’emergenza sanitaria prima e le elezioni negli Stati Uniti subito dopo hanno accelerato la messa in campo di azioni e funzioni specifiche per fermare la diffusione delle fake news sui social network. Lo sforzo è stato maggiore soprattutto in casa Twitter che oltre a bloccare i retweet automatici, ha aggiunto numerose etichette. Queste appaiono all’utente quando ricondivide per esempio un link che non ha aperto oppure accanto a false affermazioni per indirizzare gli utenti alle fonti ufficiali o ad informazioni più accurate in merito. Etichette che sono state replicate e applicate anche da Facebook sotto i principali post che hanno riguardato le elezioni americane.

Questi sistemi quanto sono efficaci? Secondo BuzzFeed questi meccanismi non hanno impedito la circolazione di fake news, anzi hanno fatto ben poco perché hanno interessato soprattutto profili con grandi utenti e tassi di engagement elevati, come nel caso di Trump.

Nell’articolo si legge: “Abbiamo le prove che l’applicazione di queste informazioni ai post riduce le loro ricondivisioni di circa l’8%, hanno affermato i data scientist di Facebook. Tuttavia, dato che Trump ha così tante condivisioni su un dato post, la diminuzione non cambierà le azioni in ordine di grandezza“. Resta comunque un valido strumento per fornire informazioni fattuali nel contesto del post.

Twitter è stato molto più aggressivo nei confronti di Trump arrivando a censurare alcuni tweet oltre ad avvisarlo che con la vittoria di Biden perderà i privilegi che spettano ad un Capo di Stato sulla piattaforma, il suo account e i contenuti pubblicati saranno equiparati a quelli di un utente “normale” e sarà passibile di ban da Twitter.

Sempre su BuzzFeed si legge che Twitter “ha dichiarato di aver etichettato circa 300.000 tweet per informazioni fuorvianti sulle elezioni, limitandone al contempo più di 450 a ricevere Mi piace o ad essere ritwittati. Abbiamo notato una diminuzione stimata del 29% nei Tweet con citazione di questi Tweet etichettati a causa in parte di un messaggio che avvisava le persone prima della condivisione, ha scritto l’azienda in un post sul blog, riferendosi a una pratica in cui un utente condivide un tweet mentre aggiunge il suo commento in cima“.

Insomma, siamo di fronte ad alcuni passi in avanti e soluzioni attive per fermare la circolazione delle fake news, il problema è che se queste vengono diffuse da account con un alto numero di follower hanno una potenza di fuoco elevata e queste soluzioni possono essere dei meri palliativi. Resta però una valida soluzione e l’auspicio è che questo sistema possa essere applicato anche ad altri temi e realtà come in caso di emergenza e catastrofi naturali.

A tutto questo si aggiunge però una altra riflessione: l’intervento diretto sui contenuti rendono i social network, in questo caso Facebook e Twitter, non più dei meri distributori di contenuti, come da sempre si sono professati, ma editori perché decidono loro cosa può essere pubblicato e cosa va filtrato o censurato. Per adesso questi meccanismi di verifica sono stati applicati su temi ristretti come l’emergenza covid-19, andando a fornire anche un utile servizio pubblico, e le elezioni americane. Quest’attività di verifica verrà applicato su tutto? Con che criteri? Ma soprattutto chi controlla il controllore? I social hanno raggiunto un livello di potere tale da poter intervenire direttamente sui contenuti di tutti a qualsiasi livello senza controllo e trasparenti parametri di riferimento?

 

Fonte: BuzzFeed

[Foto: @mrthetrain/Unsplash]

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