Viaggio nell’universo social delle polizie locali dell’Emilia Romagna

Viaggio nell’universo social delle polizie locali dell’Emilia Romagna

Lo ammetto, dopo la protezione civile al secondo posto dei temi a cui sono maggiormente affezionata c’è proprio la polizia locale e il suo approccio con i social network. Per questo motivo vorrei ripartire presentandovi, da un punto di vista nuovo, una esperienza che considero una vera e propria best practice da seguire e, perché no, replicare; ovvero quella della polizia locale della Regione Emilia-Romagna. Più volte vi ho raccontato delle attività sui social dei diversi comandi emiliani, l’ho fatto in maniera indiretta, analizzando la presenza sui social e gli eventi che hanno creato, come #PLdiNotte (e di cui vi riparlerò a breve). Perché continuo a parlarvi della polizia locale dell’Emilia Romagna? Perché si tratta di un progetto ragionato e ben riuscito che ha fatto dei social un vero e proprio partner per valorizzare le attività della polizia e avere un punto di contatto diretto e immediato con i cittadini e perché, mi auguro, molti altri comandi, al di fuori di questa regione, possano gradualmente avvicinarsi ai social e aprirsi al pubblico dei social network. Oggi, invece, passo la palla e in questa intervista lascio la parola a Samanta Arsani, funzionario dell’area polizia locale, gabinetto del Presidente della Giunta, che ha seguito e affiancato i comandi in questo percorso di avvicinamento e conquista dei social network, per conoscere più da vicino il backstage di questo progetto, come si è sviluppato ma anche le tappe future.

Come nasce il progetto di portare le polizie locali emiliane sui social e quali sono i principali obiettivi?

Per una volta possiamo dire davvero che si tratta di un progetto nato dal basso… Nel 2013 infatti come Area Polizia Locale della Regione Emilia-Romagna abbiamo iniziato a ragionare insieme ad un paio di comandanti “pionieri” dell’idea, della necessità, anche per le polizie locali, di essere presenti sui social. Di fatto il principio di partenza è stato quello di prendere atto che i social media rappresentano oggi una vera e propria dimensione di socialità, a dispetto della definizione abusata di “virtuale”. La polizia locale è la polizia più vicina ai cittadini, quella che troviamo in piazza ogni giorno e spesso i poliziotti locali sono quelli a cui i cittadini si rivolgono per i loro primi, e più disparati, bisogni; una polizia locale che fa bene il suo lavoro, che sa guardare senza paraocchi alla comunità cui si rivolge e di cui è parte, non può trascurare le “piazze virtuali”, i social network. E lo deve fare in modo consapevole e preparato, con l’obiettivo non di conquistare visibilità, ma di fornire un servizio. Dare informazioni, puntuali, autentiche e qualificate, senza dubbio, ma anche aprirsi, rappresentare con orgoglio il nostro lavoro e stimolare l’interazione e la partecipazione dei cittadini.

Inizialmente qual è stata la reazione dei comandi che avete coinvolto? E adesso invece, che il progetto è rodato?

Come dicevo l’idea iniziale è nata proprio insieme ad un piccolissimo gruppo di comandanti e, come da nostra abitudine per i progetti di portata fortemente innovativa, abbiamo avviato dei progetti di sperimentazione, lavorando insieme, spalla a spalla, e testando sul campo una materia che per i più sembrava visionaria. Esistevano allora pochissime esperienze in Italia di questo genere e non tutte di successo… C’era molta diffidenza, talvolta paura, nel mondo delle nostre polizie locali e abbiamo trovato inizialmente alcune resistenze da parte di comandanti e operatori, dovute alle ragioni più diverse: dalla semplice non comprensione delle finalità, al timore del sovraccarico di lavoro, alle paure di esporsi alla berlina in un contesto di relazione che oggettivamente ha spesso pochi filtri. Non tanto paura delle critiche, ma di non saperle controllare, in un mezzo di comunicazione che non ci si sentiva in grado di gestire. Oggi la situazione è molto diversa e possiamo dire che in Emilia-Romagna è aumentata molto la consapevolezza dell’utilità dello strumento, delle finalità che ci proponiamo, della grande occasione che i social rappresentano di avvicinarci e offrire un servizio in più alle nostre comunità, riducendo le distanze anche con una porzione di popolazione che difficilmente riusciremmo a raggiungere con altri mezzi. Se vogliamo usare uno slogan, in Emilia-Romagna la presenza delle polizie locali sul social media non è più una sperimentazione, ma una modalità di erogazione del servizio.

Qual è lo stato dell’arte? Quanti comandi sono social?

Oggi sono 28 i comandi in Emilia-Romagna che hanno almeno un account aperto sui principali social network, Facebook, Twitter e Instagram; tra questi 7 hanno profili su tutti e tre i principali social.

Come hanno reagito i cittadini? La presenza sui social della polizia locale può influire positivamente sulla percezione del “vigile urbano”?

Intanto attraverso i social cerchiamo di spiegargli che non siamo più vigili urbani, ma polizia locale… Scherzi a parte, uno dei temi principali che ci hanno spinti verso questo progetto nel 2013 era proprio la consapevolezza che i cittadini stessi sono abituati a vedere la polizia locale, si fida della polizia locale, ma non sa bene che cosa faccia. È normale per un cittadino l’equazione “vigile-multa”, molto meno facile avere un’idea precisa o anche solo approssimativa della ricchezza dei servizi forniti, della strumentazione e delle dotazioni a disposizione, della professionalità, ma anche dell’umanità delle donne e degli uomini che vestono questa divisa. L’aumento di questa conoscenza è il primo risultato che stiamo ottenendo e lo vediamo negli stessi commenti, post, interazioni che le pagine dei nostri comandi raccolgono tutti i giorni. I cittadini stanno imparando a conoscere meglio la loro polizia locale, i loro operatori, le loro attività. Attraverso una comunicazione attenta anche alla dimensione empatica, i cittadini stanno iniziando a conoscere meglio anche il lato umano dell’uniforme ed è una cosa che apprezzano moltissimo, come testimoniato dal successo che stanno ottenendo ad esempio le polizie locali che hanno un profilo su Instagram, il social che forse più si presta ad una comunicazione emotiva. Non abbiamo ancora evidenze scientifiche di misurazione dell’impatto sulle comunità di questa azione, ci stiamo lavorando, ma abbiamo la prova della dimensione dell’engagement prodotto e delle rarissime occasioni di strumentalizzazione o di polemica fine a sé stessa che i profili delle nostre polizie locali hanno raccolto in questi anni.

C’è una regia centrale da parte della Regione delle attività dei comandi sui social o sono autonomi?

I comandi sono assolutamente e del tutto autonomi nella gestione dei propri profili, autonomi rispetto ai loro amministratori, autonomi rispetto a chi si occupa di comunicazione in senso più generale all’interno dei loro enti e autonomi rispetto a noi della Regione. È essenziale che lo siano, perché sono loro a fare parte, con la loro specifica professionalità, delle loro comunità, in pieno dialogo e coordinamento con l’insieme dell’amministrazione. Quello che facciamo come Regione è quello di “monitorare” il lavoro sui social dei comandi, di supportare lo sbarco di chi vuole partire (sostenendo la progettazione e la formazione interna) e soprattutto quello di promuovere e gestire la rete dei comandi. Credo che questa sia una delle ragioni del successo dell’esperienza, il fatto che non si tratta di casi isolati: i comandi della nostra regione che aderiscono al progetto social sono inseriti in una rete, che la Regione coordina e sostiene con numerosi incontri di approfondimento tematico e di aggiornamento, con l’organizzazione di campagne comuni, con strumenti snelli di scambio e confronto quotidiano. Gli operatori, non solo i comandanti, ma gli “editor”, le persone che in prima persona sono incaricati di seguire le attività sui social, sono tutti membri di un gruppo Telegram con cui ci sentiamo, quasi quotidianamente, per progettare attività comuni, ma anche per condividere scelte, idee, dubbi…

Quali sono gli obiettivi o le sfide per il futuro?

Oltre all’obiettivo di allargare sempre di più la rete, dando una mano ai comandi che ancora non hanno avviato questa attività, la vera sfida oggi è quella di mantenere funzionale e funzionante la rete: il numero di comandi oggi è alto per riuscire a gestire le attività in modo collettivo come abbiamo fatto fino ad oggi e l’obiettivo è quello di rafforzare sempre di più i momenti di comunicazione comune, per rendere sempre più forte l’idea stessa di sistema di polizia locale della Regione che abbiamo costruito in questi anni, non solo attraverso i social. La prima idea che stiamo sperimentando proprio questi giorni è quella di una redazione comune ristretta, che sta iniziando a lavorare per progettare alcune campagne di comunicazione tematiche e longitudinali, che possano rappresentare un contenitore comunicativo comune per tutti comandi della rete. Al momento con la redazione si vuole lavorare ad esempio su tutto quell’insieme di informazioni, di tipo preventivo ed educativo, che tutti i nostri comandi lanciano durante il periodo estivo: gli obiettivi sono da un lato alleggerire l’impegno comunicativo di ciascun comando, dall’altro quello di coordinarci ed arricchire il messaggio, per temi che di fatto interessano tutta la comunità emiliano-romagnola e non hanno particolari esigenze di tipo locale e territoriale.

Il tema della comunicazione social e della polizia locale sarà al centro del convegno che si svolgerà giovedì 6 giugno a Loano organizzato dalla Polizia locale del Comune di Loano in collaborazione con Regione Liguria, Anci, Anci Liguria, associazione PA Social e Ordine dei giornalisti della Liguria. Per maggiori informazioni clicca qui.

Cosa ne pensate di questo progetto? Conoscete altre realtà di polizia locale attive sui social network? Segnalatemele nei commenti.

 

Foto di copertina: polizia locale del Frignano

 

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