Quante emoji utilizziamo ogni giorno nei messaggi che inviamo o nei contenuti che pubblichiamo? Dal pollice verso l’alto, alla faccina che sorride, fino al cuore o l’occhiolino. Questi ci permettono di inviare messaggi e di racchiudere le nostre emozioni in una immagine che può essere interpretata allo stesso modo da chi lo legge o lo riceve.

Alcuni scienziati sono partiti proprio da questa idea per creare dei pittogrammi per far capire a tutti e ovunque alcuni messaggi legati ad alcuni rischi naturali come, ad esempio, per indicare una zona di evacuazione di uno tsunami o un avviso di caduta massi. Questo è l’obiettivo del vulcanologo Benjamin van Wyk de Vries e il suo team: “Vogliamo comunicare le scienze della Terra in un modo che sia facilmente comprensibile a tutti”.

Ed è così che sono nati i geomoji: “una simbologia globale per la comunicazione delle geoscienze”. Il progetto è stato presentato da van Wyk de Vries e i suoi colleghi, tra cui la linguista Claire Shires e molti altri esperti di lingue dell’Università Clermont Alvernia in Francia, all’Assemblea generale 2021 dell’Unione europea di geoscienze (EGU).

Van Wyk de Vries, che ha iniziato a disegnare i geomoji partendo da un glossario di termini base per descrivere la Terra ei suoi processi. Van Wyk de Vries ha poi collaborato con i linguisti per garantire che la sua formulazione e i pittogrammi fossero utili per comunicare al pubblico i rischi e i processi geologici. Fino ad adesso sono 50 i termini tradotti in pittogrammi dal team: dal terremoto al lahar, dallo tsunami alle inondazioni improvvise.

Naturalmente alcuni termini sono più facili da spiegare e illustrare rispetto ad altri, ma durante questo lavoro van Wyk de Vries ha capito che per trasmettere il messaggio è necessario un collegamento con l’uomo. Un esempio concreto è quello della siccità. Quando ha cercato di spiegare la siccità a Shires – collega linguista di van Wyk de Vries che non ha esperienza in geoscienze, ha detto – il team ha capito che la definizione di siccità necessitava di connotazioni umane; non è solo un termine naturale. “La definizione che avevamo per il glossario era piuttosto secca, se mi passate il gioco di parole. Abbiamo tralasciato la cosa più importante: la connessione umana “, ha detto van Wyk de Vries. Quindi, quando ora disegna ed elabora i geomoji con una piccola persona o una casa, andando così ad aggiungere qualcosa che trasmette l’aspetto umano.

A tutto questo processo di traduzione si è aggiunta una riflessione sia a livello di linguaggio che culturale. Ci sono termini per descrivere alcuni fenomeni che non sono condivisi o non hanno la traduzione in tutte le lingue (come jökulhlaup in islandese, un tipo di inondazione glaciale indotta dal vulcano). Oltre al fatto che non tutti gli scienziati condividono i pittogrammi realizzati e hanno evidenziato dei dubbi su alcune rappresentazioni convenzionali fatte Van Wyk de Vries

L’auspicio dei ricercatori è quello di creare un glossario globale condiviso con centinaia di geomoji che potrebbe essere utile per tutti, dai funzionari governativi ai turisti agli studenti delle scuole elementari. Una sorta di Wikipedia a cui tutti possono contribuire per arricchire il glossario con definizioni e pittogrammi, adattandoli e modificandoli al contesto e alle esigenze locali.

Certo, forse mancano ancora alcuni passaggi per arrivare all’immediatezza comunicativa delle emoji che utilizziamo quotidianamente e la materia è certamente complessa e varia per essere semplificata con dei pittogrammi ma questa iniziativa è un punto di partenza e proveremo a seguirne le evoluzioni. E voi cosa ne pensate? Ditemelo nei commenti.

Foto nell’articolo: Benjamin van Wyk de Vries. Foto di copertina YODA Adaman on Unsplash.

Fonte: Sever, M. (2021), Geomojis translate geoscience across any language, Eos, 102, https://doi.org/10.1029/2021EO157236.

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