Comunicare durante un’emergenza su Instagram? Facciamolo!

Comunicare durante un’emergenza su Instagram? Facciamolo!

Quando parliamo di social network per la gestione delle emergenze ci focalizziamo subito su Twitter, per la dinamicità dello strumento e la forza che ha nella narrazione in tempo reale dei fatti, e su Facebook, spazio virtuale dove si concentrano la maggior parte degli utenti presenti sui social e nostri principali destinatari delle comunicazioni in caso di evento critico. E Instagram? Qualcuno di voi ha mai riflettuto sulla sua reale efficacia per la gestione delle emergenze e per fornire agli utenti informazioni utili? Ormai in Italia, Instagram lo conosciamo bene sia per le belle foto di luoghi lontanissimi che speriamo, prima o poi, di visitare che, soprattutto, per gli influencer che ogni giorno popolano questo social network, ma non sono i soli. Sempre più spesso istituzioni e la pubblica amministrazione scelgono questo strumento e lo aggiungono alla propria strategia social per raggiungere un target con una età più bassa rispetto agli utenti maturi che troviamo su Facebook, ma anche per raccontare il proprio territorio o le attività e le professionalità che li competono.

Tutto questo è stato al centro di un appuntamento formativo all’interno del percorso della PA Social Academy (di cui vi ho parlato in questo articolo) dal titolo “Instagram per Ambiente, servizi pubblici e gestione emergenze”. Il seminario è stato aperto da Federico D’Evangelista, social media manager della Protezione Civile di Sesto Fiorentino, che ha dato una fotografia attuale sullo stato di salute di Instagram e come usarlo al meglio. Subito dopo sono state presentate alcune best practice su questo social: il Ministero della Difesa con Erminio Englaro, l’Esercito con Fabio Uzzo, la Marina Militare con Mauro Panarello, l’Aeronautica Militare con Debora Corbi, i Carabinieri con Antonio Maione e Omar Bellicini e i Vigili del Fuoco con Luca Cari.

Prima di parlarvi nel dettaglio nei prossimi articoli di queste best practice vorrei ripercorrere con voi alcuni concetti chiave dello “stare” su Instagram affrontati da D’Evangelista nella parte introduttiva, ma non meno importante, del workshop.
Instagram è un social network fotografico, al centro c’è quindi la possibilità di condividere foto o video. Ogni contenuto dovrà essere ottimizzato e accompagnato da un copy breve, d’impatto, riassuntivo e esplicativo, la localizzazione, gli hashtag e i tag dei profili coinvolti o interessati dalla foto.
A differenza degli altri social, quando si parla di video, su Instagram, prevale il formato verticale ideale sia per le stories che per l’IGTV. Dobbiamo però fare attenzione all’audio, i video che pubblichiamo possono essere senza audio o con musica, purché non si violino i diritti d’autore, o con uno speech e l’audio originale.

Come per ogni social fondamentale è il presidio. Non possiamo pensare di aprire un account ufficiale senza aver prima definito una strategia, i contenuti da pubblicare, il piano editoriale ma soprattutto il tempo da dedicare alle interazioni: mettere “mi piace” ai commenti e alla foto/video di altri account e rispondere ai commenti e ai messaggi in direct che arrivano.

Su Instagram è possibile attivare un profilo utente o un profilo business che permette di accedere ai tool di analisi sul pubblico, le reazioni, le visualizzazioni dei contenuti e del nostro account.

Cosa c’entra tutto questo con la comunicazione in emergenza? Instagram ci offre una platea che può essere in parte o del tutto diversa da quella di Twitter e Facebook, ci permette di ampliare il potenziale pubblico a cui ci rivolgiamo. È un altro luogo dove collocarsi come fonte di notizie affidabile e riconosciuta, ma solo se c’è una strategia con obiettivi chiari e un budget (anche solo fatto di risorse umane) definito. Trattandosi di un luogo più “informale” (ma senza banalizzazioni della nostra immagine) qui possiamo creare nuove relazioni sia con altri account istituzionali che con i cittadini-utenti commentando o mettendo like alle foto o interagendo via DM, questo permetterà così di rafforzare la fiducia e l’immagine positiva della nostra realtà e farci trovare pronti, presenti e reattivi anche su questa realtà. Inoltre grazie alle tre tipologie di contenuti che ci offre Instagram possiamo proprio differenziare le nostre attività di comunicazione e utilizzare i foto e i video che pubblichiamo sul profilo per lo storytelling del nostro ente, ma anche per la comunicazione e informazione post emergenza, quando affrontiamo la ricostruzione per esempio, l’IGTV per gli approfondimenti o per una comunicazione più estesa e dettagliata e invece le stories per la comunicazione in emergenza, per raccontare in tempo reale e dare informazioni rapide ed immediate durante un evento. Le stories che hanno una durata temporale di 24h possono poi essere raccolte nei contenuti in evidenza così da mantenere attivo sul profilo una sorta di archivio virtuale della criticità che abbiamo affrontato.

Cosa ne pensate? Chi di voi ha già inserito Instagram nella propria strategia?

 

 

Foto di PA Social

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