Quali social network usano i ragazzi e le ragazze di 14 anni? Dove si informano? Sanno cosa sia la protezione civile o cosa sia utile per affrontare un’emergenza? Sono domande che ci poniamo da alcuni anni nel nostro lavoro di sensibilizzazione nelle scuole secondarie fiorentine di primo e secondo grado.

L’associazione di volontariato di cui faccio parte, il nucleo operativo di protezione civile del Cerchio Blu, porta avanti un progetto in collaborazione con il Servizio di Protezione Civile del Comune di Firenze, all’interno del programma Le Chiavi della Città, l’offerta di percorsi educativi e formativi integrativi della didattica rivolti alle scuole fiorentine da parte del Comune di Firenze. Il progetto, intitolato Social Network e Protezione Civile, si struttura in due momenti distinti: una prima parte a cura del Servizio di Protezione Civile, che spiega agli studenti cos’è il sistema di protezione civile, come funzionano le allerte meteo e quali sono i principali rischi per Firenze, e una seconda parte dedicata ai social network, con un focus sui rischi e sulle opportunità che questi strumenti possono offrire in situazioni di emergenza.

Per rendere più interattivo il confronto con gli studenti, quest’anno ho introdotto un sondaggio anonimo su Google Form, con domande a risposta multipla e aperta. Il progetto è ancora in corso, ma ho già raccolto i primi risultati da circa 200 studenti di prima superiore di un liceo fiorentino ad indirizzo classico e scienze umane. Pur non essendo un campione rappresentativo dell’intera fascia d’età, i dati offrono spunti interessanti.

Quali social network utilizzano di più?

Il social più usato è TikTok (41%), seguito da Instagram (33%) e WhatsApp (15%). In conseguenza a questa domanda spesso mostro poi i risultati della ricerca di We Are Social sul digitale in Italia, dove gli intervistati sono tra i 16 e 65 anni) con reazioni incredule degli studenti quando vedono tra i primi posti Facebook. Alla domanda “Per cosa utilizzi i social network?”, la maggior parte ha risposto “per intrattenimento”, per riempire il tempo libero e consumare contenuti online, seguito da “per comunicare con gli amici”.

Dove si informano?

Il 40% degli studenti dichiara di informarsi principalmente sui social network, il 27% attraverso il confronto con genitori, amici o parenti, il 22% tramite la TV e solo il 9% consulta i siti web dei giornali online.

Seguono account istituzionali?

La risposta prevalente è stata "no". Tra i pochi che seguono account istituzionali, i più citati sono quelli del Comune di Firenze, della Regione Toscana e del presidente Eugenio Giani, molto attivo su Instagram con reel quotidiani. Altri riferimenti includono i Carabinieri, (che dopo il cambio di approccio comunicativo sui social sono diventati molto accattivanti per i giovani), la scuola di appartenenza e Welcome to Florence, una pagina che ricondivide video della community su eventi e situazioni cittadine, spesso con contenuti controversi.

Come affrontare un’emergenza?

Alla domanda su cosa sia utile per superare un’emergenza, la maggior parte ha risposto: mantenere la calma, essere preparati, ricevere informazioni tempestive e affidarsi all’intervento delle autorità e dell’assistenza sanitaria.

Cosa possiamo imparare da questi dati?

I risultati confermano l'importanza di adattare la comunicazione in protezione civile alle nuove abitudini digitali dei più giovani e alle piattaforme che abbiamo a disposizione. I social network sono il principale canale informativo per molti di loro, ma gli account istituzionali non sembrano ancora esercitare un’attrattiva sufficiente. L'obiettivo? Riuscire a parlare ai ragazzi con il loro linguaggio, attraverso i canali che frequentano, senza rinunciare all'affidabilità delle informazioni. Per questo, oltre al digitale, restano importanti le attività svolte nelle scuole per creare punti di contatto, di dialogo e ascolto con le nuove generazioni, anche sui temi complessi come il sistema di protezione civile, le attività di prevenzione e gestione delle emergenze, oltre che per continuare a diffondere i comportamenti e le buone pratiche da mettere in campo.