A metà ottobre si è svolta Modex – Tonale 2021, una particolare esercitazione di protezione civile realizzata in modalità virtuale grazie all’utilizzo di visori e un tapis roulant speciale per simulare il movimento. Lo scenario? Quello di Rigopiano per testare così le procedure di intervento delle squadre di soccorso che operano in ambito urbano e del soccorso alpino provenienti da Francia, Croazia e Polonia. Per capire meglio come è stata realizzata questa esercitazione con l’utilizzo della realtà virtuale e i risultati ottenuti, ho intervistato Paolo Vaccari, funzionario del servizio relazioni e attività internazionali del Dipartimento di Protezione Civile che si occupa dell’organizzazione delle esercitazioni Modex.

Prima di entrare nel merito di Tonale 2021, cosa sono le esercitazioni Modex?

EU Modex sta per European Union Module Exercises, sono le esercitazioni per preparare i moduli di protezione civile da impiegare nell’ambito del Meccanismo Europeo. Il Meccanismo unionale di protezione civile è coordinato dalla Commissioni Europea e, 10 anni fa, ha istituito i moduli di protezione civile, le squadre composte da persone ed equipaggiamenti basati su standard definiti dalla normativa europea che ha le stesse caratteristiche tanto in Italia, in Svezia o in qualsiasi paese dell’Unione Europea. I moduli vengono così attivati in emergenza sia per la solidarietà a livello europeo, ciascun paese dell’Unione può aiutare gli altri, che di solidarietà dell’Unione Europea nei confronti del resto del mondo.

Il Meccanismo Europeo a marzo di quest’anno ha compiuto 10 anni di attività, un risultato importante in un percorso di continua crescita

In media, tra il 2003 e il 2005, avevamo 2/3 richieste di assistenza e soccorso tramite questo meccanismo. Oggi invece abbiamo dalle 10 alle 20 richieste di assistenza e soccorso all’anno. Su questo ha impattato anche il Covid, perché la protezione civile interviene sia nell’Unione Europea, ma sta dando risposta a decine di paesi, dall’Africa, Asia e Sudamerica, con squadre di sanitari, materiali medicali e medicine.

Oltre alle emergenze, il Meccanismo lavora molto nella formazione delle squadre europee

Il Meccanismo investe molto nella preparazione delle squadre sia in termini di formazione e corsi che in termini di esercitazioni. Periodicamente, la Commissione Europea fa bandi specifici per l’organizzazione, nell’arco di un anno o due, di esercitazioni europee Modex. Nel 2018 abbiamo proposto di partire dall’esperienza di Rigopiano e organizzare una esercitazione che riproducesse questo scenario perché è stato un evento abbastanza estremo e che ha messo insieme l’esigenza di intervenire con squadre che normalmente si occupano di soccorso in montagna e che agiscono sostanzialmente sulle valanghe e squadre che si occupano invece di ricerca e soccorso in ambito urbano, come i Vigili del Fuoco. Sono due organizzazioni e strutture differenti che hanno procedure specifiche. Con questa esercitazione volevamo dare l’opportunità ai colleghi di tutta Europa di potersi concentrare e confrontarsi, oltre che lavorare insieme a questa esperienza.

Da qui la scelta del Tonale

Dopo aver vinto il bando della Commissione Europea, insieme alla Provincia di Trento abbiamo individuato il luogo dove riprodurre lo scenario di Rigopiano. Abbiamo scelto una scuola, in via di smantellamento, al Passo del Tonale, al confine tra la Provincia di Trento e la Lombardia. Per circa un anno abbiamo lavorato alla ricostruzione dello scenario, ricoprendo l’edificio con materiali misti, legno, neve, cemento. Abbiamo poi riprodotto le condizioni di accesso difficoltoso, in questo caso dal Comune di Vermiglio, che è il paese più vicino al Tonale che si trova 500 metri più in basso, individuando un percorso in mezzo ai boschi di circa 6 chilometri.

Poi è arrivata la pandemia

Era tutto pronto per l’esercitazione che si sarebbe dovuta svolgere nella prima settimana di marzo 2020, in quei giorni erano caduti anche 20 centimetri di neve che avevano reso le condizioni ancora più ideali per lavorare. A questa esercitazione avrebbero dovuto partecipare 5 squadre europee provenienti da Francia, Finlandia, Austria, Croazia e Spagna. Purtroppo il numero dei contagi e le prime misure restrittive sugli spostamenti ci hanno portato a posticipare l’esercitazione, nonostante l’enorme lavoro, in termini di risorse umane ed economiche per ricreare lo scenario e organizzare.

Come è avvenuta la svolta virtuale?

A marzo di quest’anno ho partecipato ad un workshop della Commissione Europea sulla realtà virtuale e sulla possibilità di utilizzare questa tecnologia nella formazione. Da qui abbiamo deciso di trasformare l’esercitazione che avevamo costruito sul Tonale in una esercitazione di realtà virtuale.

Come è avvenuta la trasformazione tra reale a virtuale?

Prima che la neve si sciogliesse, tra marzo e aprile 2021, abbiamo digitalizzato tutta l’area sopra il Tonale e Vermiglio con droni e telecamere a terra. Dopo aver mappato quest’area di diversi chilometri quadrati, l’abbiamo trasformata in un ambiente virtuale, come può essere l’ambientazione di un videogioco, in modo tale da mantenere quello che avevamo costruito nella realtà anche sul virtuale.

A questo punto si è trattato di comprendere come utilizzare le tecnologie offerte dalla realtà virtuale per entrare, per interagire al suo interno e vedere quanto fosse possibile calarsi nell’esercitazione. Come strumentazione abbiamo usato i visori, come Oculus, dei controller, e Virtualizer, un tapis roulant specifico per riprodurre i movimenti nella realtà virtuale.

Abbiamo cercato di ricreare l’interazione tra le squadre durante l’intervento di soccorso utilizzando questa doppia tecnologia: gli occhiali di accesso alla realtà virtuale con i joystick che permettono di usare le mani per fare delle operazioni e il tapis roulant che permette di muoversi dentro allo spazio virtuale. Prima dell’esercitazione vera e propria, abbiamo organizzato questa estate a Rovereto una settimana di workshop proprio per definire meglio le modalità di trasformazione della nostra esercitazione da reale a virtuale. Qui ci siamo resi conto delle difficoltà, della complessità e dei limiti di questo mezzo oltre che della necessità di inventare un linguaggio nuovo per spiegare ai partecipanti le modalità diverse di approcciarsi a questa esercitazione virtuale. I partecipanti alle esercitazioni Modex sono soggetti pratici, abituati a camminare in montagna, scavare nella neve, allo sforzo fisico. Non avevamo riferimenti o esperienze precedenti di esercitazioni di questo tipo, il nostro è stato un primo test.

Quali paesi europei hanno partecipato?

Sono state tre le richieste di partecipazione a questa esercitazione con la realtà virtuale: una squadra di ricerca e soccorso in montagna proveniente della Croazia, una squadra dei Vigili del Fuoco USAR del Governo polacco e una squadra di ricerca e soccorso in ambito urbano USAR dalla Francia. Nelle esercitazioni Modex le squadre sono spesso corpose e composte da 40-50 elementi. Trattandosi di una esercitazione sulla realtà virtuale ci siamo concentrati sulle figure di coordinamento delle squadre e hanno partecipato 12 persone per paese con un totale di 36 partecipanti.

Come è andata?

L’esercitazione è andata molto bene. Abbiamo potuto constatare i limiti della tecnologia per questo tipo di applicazione. Le nostre ambizioni andavano oltre quello che, ad ora, offre la realtà tecnologica anche perché non era ancora stata usata per la protezione civile. È una esperienza individuale rispetto alle esercitazioni in presenza. Le esercitazioni in realtà virtuale non potranno sostituire l’esercitazione in presenza perché ci sono molti aspetti dell’attività tecnica che devono essere testati sul campo, come anche le dinamiche di gruppo.

Che aspetti positivi sono emersi?

Ci sono vantaggi enormi. L’esperienza che abbiamo fatto sul Tonale è qualche cosa che rimane nel tempo. Lo scenario può essere riutilizzato molte altre volte. Se la prima volta una esercitazione di questo tipo costa 100, riprodurla costa 10. In più potrebbe essere replicata senza lo spostamento dei partecipanti che, dotandosi delle strumentazioni, potrebbero collegarsi da remoto con un importante risparmio non solo economico ma anche ambientale.

C’è futuro per la realtà virtuale in protezione civile?

La tecnologia della realtà virtuale è in continua evoluzione, diventerà una costante nelle nostre vite e ha enormi potenzialità per la formazione e le esercitazioni di protezione civile. Abbiamo l’ambizione, a livello italiano, di fare tesoro di questa esperienza, diventare un punto di riferimento a livello europeo per esercitazioni virtuali e studiare nuove modalità per fare esercitazioni. Questo è possibile grazie ai colleghi della Provincia di Trento che hanno messo a disposizione gli spazi e che hanno un sistema di protezione civile a livello provinciale che mette insieme centri di ricerca, università, scuole di formazione che potrebbero darci un grande aiuto e fare massa critica per costruire una proposta a livello europeo per poter condurre esercitazioni di questo tipo anche in futuro.

 

[Foto di copertina: Ufficio stampa PAT]