Il cambiamento climatico non è solo un affare per climatologi o policy maker. È un’esperienza quotidiana che tocca la salute, l’equilibrio psicologico e il futuro delle nuove generazioni. A ricordarcelo oggi, nella Giornata Mondiale della Terra, è l’UNICEF con un’indagine condotta insieme a YouTrend: Crisi climatica ed ecoansia in Italia, un focus inedito sulla percezione del cambiamento climatico e i suoi impatti sulla salute mentale, in particolare di bambini, bambine e adolescenti.

Ecoansia: un nome per una paura condivisa

Solo il 24% degli italiani ha sentito parlare di ecoansia, ma ben il 22% riconosce di viverla, una volta spiegato il termine. Non è solo questione di terminologia: il 7% della popolazione sperimenta almeno una volta a settimana sintomi fisici (mal di testa, nausea, palpitazioni) legati all’ansia per i problemi ambientali, e il 9% riporta pensieri ricorrenti e incontrollabili sulla crisi climatica.

Un dato interessante è che, sebbene i giovani siano più esposti al termine “ecoansia”, i sintomi si distribuiscono trasversalmente: l’8% degli under 35 e il 9% della popolazione generale ne soffrono. La preoccupazione per il destino del pianeta si accompagna spesso a una sensazione di impotenza: il 60% dichiara di non riuscire a controllare le preoccupazioni ambientali, il 59% prova ansia di fronte alle notizie sul cambiamento climatico, e ben il 69% teme che il destino dell’umanità sia compromesso.

Genitori scoraggiati, infanzie a rischio

Tra i dati più significativi, emerge che il 32% degli under 45 è scoraggiato dall’idea di avere figli proprio per la paura della crisi climatica. E non si tratta di allarmismi: secondo l’UNICEF, quasi il 90% del carico globale delle malattie causate dal cambiamento climatico ricade sui bambini sotto i 5 anni. La salute mentale dei più piccoli, ancora più vulnerabili di fronte a eventi estremi come ondate di calore, alluvioni o siccità, è un’emergenza globale. Il caldo estremo, ad esempio, attiva risposte di stress che nei bambini possono compromettere lo sviluppo emotivo e cognitivo.

Informazione, comportamenti e senso di responsabilità

Il cambiamento climatico è un tema ricorrente nei media: il 78% degli intervistati dice di incontrare notizie sul tema almeno tre volte a settimana. Tuttavia, solo il 69% dei giovani sotto i 35 anni ne è esposto con la stessa frequenza, segno che l’informazione non sempre intercetta chi dovrebbe essere più coinvolto.

Il 68% degli italiani dichiara di sentirsi personalmente responsabile nella lotta alla crisi climatica, e un identico 68% fa con attenzione la raccolta differenziata. Seguono comportamenti come la riduzione del consumo di acqua (49%), dell’energia (40%) e della carne (28%). Ma accanto a chi già agisce, c’è una fascia di popolazione pronta a cambiare, soprattutto se adeguatamente informata e supportata.

Le raccomandazioni UNICEF: ascoltare i giovani, rafforzare le comunità

L’ecoansia non va banalizzata. L’UNICEF propone un approccio integrato che parte dal dare voce ai giovani, includendoli nei processi decisionali su clima e salute mentale, e arriva alla costruzione di reti comunitarie che supportino genitori, insegnanti e caregiver.

Servizi di supporto psicosociale, programmi scolastici, educazione alla resilienza: la salute mentale deve diventare una priorità in ogni politica climatica. Anche in Italia.

Dall’allarme all’azione

Se c’è un messaggio che emerge forte dal sondaggio è che la crisi climatica è sì fonte di paura, ma anche motore di consapevolezza e responsabilità. L’attivismo giovanile, ricorda l’UNICEF, è un antidoto all’ecoansia: restituisce un senso di efficacia, costruisce speranza e comunità.

Qui il report completo. 

 

Foto di copertina di Markus Spiske su Unsplash

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