Perché sono contraria alle App di Protezione Civile

Perché sono contraria alle App di Protezione Civile

Le app sono una invenzione straordinaria, ci permettono di utilizzare il nostro smartphone per tante funzioni, dai giochi, al photoediting a qualsiasi altra cosa vi venga in mente. Ma di tutte le app scaricate, quante e quali sono quelle che utilizziamo ogni giorno? Riuscite a contarne dieci? Tra le più usate ci sono tutte le app di messaggistica istantanea (Whatsapp e Telegram), quelle dei vari social network (Facebook, Twitter, Instagram, Linkedin…) e di posta elettronica (Gmail).

Sempre più spesso vengono sviluppate, soprattutto per gli enti locali, applicazioni di protezione civile per veicolare informazioni sul territorio e le allerte. La creazione di una applicazione non può esaurire le attività di prevenzione e comunicazione di protezione civile, anzi deve rientrare una strategia integrata che comprende il maggior numero di strumenti e soluzioni online e offline per informare la cittadinanza e fare prevenzione.

Non credo che le applicazioni siano uno strumento efficace per la protezione civile perché sono necessari tanti elementi, anche esterni alla app stessa, che garantiscano il perfetto funzionamento della app e che, per questo, mi portano a diffidare della reale utilità delle app di protezione civile.

Per prima cosa il target deve essere dotato di smartphone e di un piano con la connessione dati (o WI-FI), oltre a questo è necessario prevedere delle funzioni che siano accessibili anche in modalità offline. L’app deve essere disponibile per iOS, Android e Windows Phone e compatibile con il maggior numero di versioni di questi software, non solo con la versione disponibile sugli smartphone top di gamma. Fondamentale che sia user-friendly, con interfaccia comprensibile e dall’uso intuitivo e immediato. Deve essere possibile attivare le notifiche push per le allerte meteo, altre emergenze o veri e propri alert che gli utenti possono personalizzare per località o criticità. La app deve comprendere un territorio regionale o almeno sovracomunale, gli utenti sono in continuo movimento e potrebbero avere la necessità di essere informati sulle allerte o altre notizie che non si riferiscono solo al comune di residenza, ma anche a dove lavorano perché non è pensabile che l’utente scarichi una app per ogni comune di interesse. I contenuti devono essere continuamente aggiornati e disponibili.

Da tenere bene in mente, quando si decide di creare una app, sono gli alti costi di sviluppo oltre ai costi per garantire il continuo aggiornamento, le app non sono eterne ma dovrà essere svolto un continuo sviluppo per correggere i bug o aggiornare la app alle versioni via via più recenti dei software.

In più sarà necessario formare il personale per gestire e aggiornare la app e prevedere campagne di comunicazione per informare i cittadini di questo servizio creando un tale bisogno informativo da spingere l’utente a scaricarla e utilizzarla con frequenza.

Naturalmente la app dovrà rientrare in una strategia di comunicazione ridondate, le informazioni dovranno arrivare alla popolazione anche attraverso altri canali sito web, social network, alert system telefonico e la stampa, perché solo con la app non sarà possibile raggiungere l’intera cittadinanza ma sempre e comunque una parte.

Per tutti questi motivi credo che sia più efficace investire queste risorse per creare un sito web di protezione civile che sia responsive (facilmente navigabileda smartphone) e per attivare tutte quelle strategie e canali di comunicazione dove il cittadino è già presente come i social network (Facebook su tutti) o le applicazioni di messaggistica istantanea come WhatsApp e Telegram, oltre a potenziare i canali offline tradizionali.

E voi che ne pensate delle applicazioni di protezione civile?

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