La comunicazione in emergenza durante l’alluvione di Firenze del 1966

La comunicazione in emergenza durante l’alluvione di Firenze del 1966

In occasione del 50° anniversario dell’alluvione che ha colpito Firenze il 4 novembre 1966 una delle parole più utilizzate dalle autorità che sono intervenute nelle celebrazioni è stata “resilienza”. La resilienza è la capacità di adattarsi al cambiamento e di affrontare e superare un evento traumatico ed è quello che hanno fortemente dimostrato i fiorentini nel 1966. Hanno superato gli schieramenti e si sono uniti in un tutt’uno per risollevare la grande Firenze dal fango. Da tutto il mondo sono arrivati a Firenze per contrattaccare e liberare le migliaia di libri rimasti intrappolati nella biblioteca nazionale e salvare le tantissime opere d’arte colpite.
I fiorentini, oltre a resilienti, si sono dimostrati dei grandi comunicatori in emergenza: come Marcello Giannini, giornalista, che di fronte allo scetticismo dei colleghi Rai di Roma ha mandato in onda, durante un collegamento radiofonico, il suono dell’acqua in via de Cerretani, o Carlo Ludovico Ragghianti, storico dell’arte, che ha saputo catalizzare l’attenzione dei mass media e di artisti internazionali per raccogliere fondi, opere d’arte e coinvolgere esperti per aiutare Firenze.
La comunicazione in emergenza, oggi, ha principalmente due ruoli: è un metodo efficace ed efficiente di gestione, risoluzione e superamento dell’emergenza e, dall’altra, è uno strumento educativo per diffondere la cultura della prevenzione al fine di ridurre la vulnerabilità del sistema, ottenendo così una popolazione informata sui possibili rischi e sui comportamenti da tenere in caso di emergenza, in modo tale da limitare le possibili perdite umane ed economiche. Oltre a questo ha uno scopo ben preciso: produrre un determinato comportamento nei riceventi, poiché gli avvertimenti richiedono una “risposta”, piuttosto che far conoscere o avere maggiore coscienza di qualcosa.
Nel novembre 1966 le comunicazioni erano limitate o totalmente assenti, niente social media, internet e la tv ancora poco diffusa ma le foto e i video in bianco e nero di Firenze divennero “virali” e arrivarono in tutto il mondo mobilitando migliaia di “Angeli del Fango” o attivisti civici, come preferisco chiamarli, e a tutt’oggi mantengono viva la memoria, i fatti e le forti emozioni di quel periodo.

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