#SocialProCiv: alcune domande dopo il convegno di Nuoro

#SocialProCiv: alcune domande dopo il convegno di Nuoro

Il 29 ottobre si è svolto a Nuoro il convegno “Comunicare l’emergenza o emergenza comunicazione?” con l’obiettivo di portare avanti il progetto #SocialProCiv per raccogliere e studiare le buone pratiche di comunicazione in emergenza sui social media.

Questa giornata è stata organizzata dall’AILUN (Associazione per l’Istituzione della Libera Università Nuorese) e dal Centro di Simulazione avanzata SIMANNU, in collaborazione con il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile e il Giornale della Protezione Civile.it.
Il convegno è stata ricco di interventi, spunti di riflessione molto interessanti e vi consiglio, se ancora non l’avete fatto, di guarda il video con la registrazione integrale.

Oppure rivivi la giornata attraverso lo storify realizzato dal Giornale della Protezione Civile.it.

I convegni come questo fanno riflettere sull’importanza di alcuni elementi come la necessità di essere presenti per le istituzione e il sistema di protezione civile sui social network, presenza che deve essere consapevole dei rischi che si possono incorrere e dell’esigenza di dotarsi di una policy e perché no aprire una riflessione sul linguaggio da utilizzare su questi canali. Ma sorgono anche alcune domande che restano in sospeso:

Il sistema di protezione civile è composto da numerose associazioni di volontariato che spesso sono presenti sui social media, i volontari sono consapevoli del ruolo che hanno? Sono formati per usare i social media? Devono dotarsi anche loro della policy?

E i sindaci? Come formiamo e responsabilizziamo queste figure?

In tempo di pace i profili sui social network vengono aggiornati con frequenza, sfruttando così la possibilità di fare prevenzione e comunicazione del rischio?

Come facciamo a far percepire ai cittadini l’importanza di seguire i profili di riferimento sui social media e di utilizzare gli hashtag ufficiali per le allerte meteo? Si sta provando ad instaurare un dialogo con i cittadini?

Più volte durante il convegno è stato ripetuta la necessità di esercitarsi e fare pratica, perché non farlo anche sui social media provando quotidianamente ad aggiornare la pagina e rispondere ai commenti degli utenti e perché non realizzare delle esercitazioni sui social media? Sono pochissimi gli esempi di esercitazioni di questo tipo condotte in Italia.

Con queste domande vorrei provare ad approfondire ancora di più questo complesso tema, mi aiutate?

4 thoughts on “#SocialProCiv: alcune domande dopo il convegno di Nuoro

  1. Gino Russo

    Ciao, io credo che sia essenziale che le Associazioni di volontariato si dotino di una policy, anzi a mio avviso sarebbe necessario elaborata una policy in modo condiviso e “dal basso”, e successivamente promuoverla a livello centrale verso i soggetti che fanno parte del variegato mondo della protezione civile.
    Lo scopo della policy dovrebbe essere quello di uniformare e razionalizzare il modo di comunicare le norme di autoprotezione e gli allertamenti di protezione civile che di volta in volta vengono emessi. Inoltre, sarebbe opportuno che ogni Ente e Organizzazione non travalichi il proprio ruolo, in modo per il cittadino sia chiaro che ogni soggetto ha un preciso ruolo nel preannuncio e nella gestione delle emergenze.

    1. Ciao Gino!
      Grazie mille per il commento!
      Condivido in pieno con la tua riflessione! La policy è fondamentale anche perché i social media sono sempre più complessi, ma è necessario farne capire l’importanza. Secondo me però il sistema di protezione civile è articolato e non so se una policy anche se fatta bene possa riuscire a uniformare e razionalizzare il modo di comunicare le allerte.

      1. Massimo Lanfranco

        Ciao Chiara,
        il sistema della protezione civile non e’ cosi’ articolato come sembra.
        E’ la volonta’ di organizzarlo che manca.
        DPC+regioni possono condividere ed approvare in conferenza stato-regioni una policy, come e’ stato fatto per esempio per la microzonazione sismica. Poi ogni regione applica la policy ai suoi volontari e la fa seguire a pena esclusione dal sistema regionale di protezione civile.
        Semplice.
        Impossibile?

        1. Ciao Massimo!
          speriamo che si arrivi alla situazione che descrivi. L’auspicio è che il percorso #socialprociv porti ad una policy, ad una comunicazione e ad un linguaggio il più possibile condiviso.

          Grazie mille per il commento!

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