Crowdmapping: cos’è e come può essere utile in emergenza (1)

Crowdmapping: cos’è e come può essere utile in emergenza (1)

Che cos’è il crowdmapping? Cerchiamo di fare un pò di chiarezza grazie all’aiuto di Paolo Cavaliere, esperto di crisis management.


Che cosa si intende per crowdmapping?

Il Crowdmapping è un fenomeno in ascesa, che ha visto negli ultimi anni una crescita vertiginosa. Il termine deriva dall’inglese crowd, che significa “folla”, e “mapping”, mappare. Questo rende possibile la segnalazione, da parte delle persone, di luoghi pericolosi o interessanti, di momenti di crisi o addirittura l’invio di messaggi, richieste e segnalazioni generiche, che poi vengono trasferiti su una mappa consultabile al pubblico, che è anche in grado di fornire informazioni geolocalizzate. Come in tutti i contesti sociali, quanto più è forte la motivazione a raccontare, denunciare, a dire la propria, tanto più il crowdmapping funziona. Il crowdmapping attualmente vede gli utilizzi più disparati, che vanno dalla denuncia ambientale alla segnalazione dei parcheggi disponibili nelle città, e naturalmente per lo scopo più proficuo, la gestione delle emergenze e le situazioni di crisi.

Il crowdmapping può essere definito un passo oltre il crowdsourcing?

Il crowdsourcing è essenzialmente un modello di produzione e risoluzione dei problemi. Nell’accezione classica del termine, viene richiesta la risoluzione di un determinato problema a un gruppo non definito di persone. Gli utenti, la “crowd” (folla), solitamente si riuniscono in comunità online, le quali forniscono una serie di soluzioni, che vengono poi vagliate dal gruppo stesso alla ricerca delle soluzioni più adatte. Personalmente io la vedo in modo differente. Qui non si tratta di trovare soluzioni, ma di raccogliere informazioni. Se analizziamo la parola crowdsourcing, vediamo subito una parte in comune con il crowdmapping, cioè crowd, la folla. Quello che lo distingue dal crowdmapping, è il verbo sourcing, cioè, originare, o fonte, sorgente. In tutto questo posso affermare che non esiste crowdmapping senza crowdsourcing. La folla è sorgente di informazione, che viene poi tradotta e geolocalizzata su mappe. La peculiarità del crowdsourcing è il fatto che l’informazione non viene da soli professionisti, ma a tutti coloro che riescono ad avere un accesso ad internet e la voglia di condividere con altre persone.

Come può essere utile in emergenza?

Il crowdmapping ha avuto svariati impieghi durante le emergenze e le crisi umanitarie. In Kenia, fu utilizzato, per la prima volta Ushahidi, per segnalare le violenze seguite alle elezioni del 2008. Ben 45 mila utenti inviarono report via web e telefoni cellulari con precise indicazioni geografiche riguardo i singoli eventi. E’ stato possibile così poter seguire l’evolversi della situazione in tempo reale in maniera indipendente, perché le fonti erano le persone stesse che la stavano vivendo. Con il tempo il crowdmapping ha avuto un notevole impatto comunicativo: la popolazione può inviare segnalazioni riguardo la mancanza di cibo, la disponibilità di un riparo o aiuto in determinate aree di una città; ancora, le Organizzazioni possono segnalare dove sono stati aperti centri di primo soccorso, dove sono stati allestiti rifugi per chi ha perso casa o si trova costretto a dormire all’aperto, o punti di distribuzione viveri. Il crowdmapping è stato utilizzato in tantissime emergenze, una tra tutte Haiti nel 2009.

Paolo CavaliereMa chi è Paolo Cavaliere?
Laureato all’Università di Perugia in Coordinamento Attività di Protezione Civile, con Laurea Specialistica in Protezione e Difesa Civile.
Sottotenente del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, possiede la qualifica di Coordinatore Regionale delle Attività di Emergenza (III livello).
Appassionato di Disaster Science, Crisis Management, Social Media; buon conoscitore del sistema americano.

Lavoro? attualmente nessuno…ho un progetto, ma meglio tenerlo per me…già mi hanno rubato troppe volte le mie idee.

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