Crisis Management: un Italiano a Toronto!

Crisis Management: un Italiano a Toronto!

Massimiliano Mesenasco

Massimiliano Mesenasco, consulente comunicazione di crisi e social media emergency management, in partenza per Toronto quale relatore e unico rappresentante italiano alla World Conference on Disaster Management che si terrà dal 23 al 26 giugno, ci racconta come è arrivato a questo successo.

Sei emozionato di partecipare alla World Conference on Disaster Management? Sei più emozionato adesso che manca poco alla partenza o quando ti hanno contattato per selezionarti come relatore?

Partecipare alla più importante conferenza a livello mondiale sulla gestione delle emergenze e la business continuity è certamente un’emozione grandissima ma soprattutto una grande ricompensa per tutti gli sforzi che ho profuso nel campo della comunicazione di crisi, in particolare attraverso i social media. Spesso mi sono trovato in situazioni che mi stavano portando ad abbandonare tutto per dedicarmi ad altro, anche perché, diciamolo, l’Italia non è certo il Paese migliore in cui portare avanti questo tipo di innovazioni e soprattutto non lo era quando ho iniziato ad occuparmene nel 2010.
Non saprei se l’emozione fosse più grande a gennaio, quando sono stato selezionato, o adesso: sicuramente essere contattato è stata una grande sorpresa e vedere che le proprie idee vengono apprezzate in giro per il mondo, in particolare da un comitato scientifico di grande validità ed esperienza, è una sensazione veramente speciale. Con il tempo sto metabolizzando l’accaduto ma l’entusiasmo non cala, soprattutto perché mi rendo sempre più conto di quanto possa essere preziosa per il mio curriculum un’esperienza del genere.

Il tuo intervento si basa su un mix di semiotica, teorie della comunicazione di massa e emergenza, è questo che ha catturato l’attenzione degli organizzatori della WCDM?

Hai colto esattamente i punti chiave del mio intervento! Portando il mio bagaglio di teoria comunicativa nel campo dell’emergenza ho avuto modo di constatare che alcuni aspetti e dinamiche già ampiamente conosciuti e collaudati nel mondo della comunicazione tout court tendono a non essere applicati nella pratica della comunicazione in emergenza. Ciò che ho voluto fare, e che probabilmente ha colto l’interesse del comitato scientifico del convegno, è stato semplicemente tradurre nella prassi della gestione delle crisi e delle emergenze alcuni aspetti molto importanti e basilari della comunicazione.

(Le slide con i contenuti che saranno affrontati nell’intervento sono disponibili su SlideShare).

Com’è nato il blog EmerCom?

Logo Emercom EmerCom nasce nel 2010 parallelamente alla mia tesi di laurea triennale sulla comunicazione in emergenza, a cui ho avuto la fortuna di lavorare con il professor Marco Lombardi dell’Università Cattolica, fra i massimi esperti europei del settore. Ho deciso di aprire EmerCom, e qui emerge la mia formazione nel marketing, nel tentativo di creare un hype e un certo volume di notizie sul web in merito alla tematica di cui mi stavo occupando.
Nel tempo il blog ha avuto diversi alti e bassi ma negli ultimi mesi, grazie alla collaborazione del dottor Colum Donnelly, consulente e formatore di comunicazione social, è tornato all’originario splendore, assestandosi su una media di quasi 50 visite al giorno.

Puoi raccontarci del Progetto INARMA e del suo successo?

Il Progetto INARMA, pensato come studio per mitigare il rischio idrogeologico nei bacini idrografici minori, è stato innanzitutto un successo per la Provincia di Alessandria, partner capofila e principale promotore del progetto. Ha rappresentato un successo personale anche per me e tutto lo staff della Protezione Civile della Provincia di Alessandria, in particolare Dante Ferraris, responsabile del Servizio di Protezione Civile, perchè ha costituito l’occasione ottimale per inserire un’esercitazione di social media emergency management all’interno di una simulazione più ampia (denominata Olubria 2013) che ha coinvolto Prefettura, Enti Locali, forze dell’ordine, 118 e numerosi altri enti.
Molto spesso le esercitazioni di social media emergency management vengono effettuate “a tavolino” e non si ha la possibilità di confrontarsi con la reale attività operativa dei soggetti coinvolti in un’emergenza; nel nostro caso ciò è stato possibile e, nel corso delle successive valutazioni e debriefing, abbiamo potuto trarre numerosi insegnamenti sulla pratica del social media emergency management all’interno delle strutture di Protezione Civile.
Siamo particolarmente fieri di questo aspetto poichè applicare con un tale livello di realismo l’uso dei social network all’attività di emergency management è secondo noi l’unico modo per comprendere realmente quali siano gli equilibri da rispettare e le procedure da seguire; alla luce di questa esperienza credo che parlare di social media emergency management in una specifica realtà sia impossibile senza prima aver messo alla prova il sistema e, a quanto mi risulta, la Provincia di Alessandria è l’unico Ente Locale in Italia ad aver effettuato un test su tale scala.

Qual è stata la reazione da parte degli operatori di Protezione Civile, se ce ne sono, non digitali?

Gli operatori di Protezione Civile “non digitali” in realtà sono la normalità in Italia: ci troviamo in un Paese dove si fa ricorso a numerosissimi discorsi per delegittimare il ruolo dei social nella gestione delle emergenze e delle crisi aziendali. Si dice che c’è digital divide (verissimo ma per far funzionare l’app di Twitter servono pochi kb/s), che i social sono poco diffusi (falso, superiamo molti altri Paesi occidentali in quanto a penetrazione di Facebook fra la popolazione), che sui social si scrivono solo cavolate, che tagliano fuori fasce di popolazione, che non è possibile l’identificazione certa degli utenti e così via: tutte queste argomentazioni risultano però logicamente pretestuose quando si allarga la visuale e si considera una strategia comunicativa globale che affianca i social ad altri strumenti più classici.
I social media non devono quindi essere visti come un futuro totalizzante ma come un presente da sfruttare: anche il detrattore più accanito non potrà far altro che ritornare sulle proprie opinioni nel momento in cui capirà che i social non sono solo uno dei tanti strumenti attraverso cui si può (e si deve) comunicare con la popolazione ma rappresentano soprattutto il mezzo più veloce, economico e flessibile con cui raggiungere i cittadini, le associazioni, i gruppi informali e i mezzi di comunicazione locali e nazionali.
Ovviamente ci sono anche moltissimi operatori che hanno creduto, e credono tuttora, nelle potenzialità dei social media in Protezione Civile e grazie al loro entusiasmo possiamo oggi contare, solo ad Alessandria, su quasi cinquanta figure formate in materia e un centinaio di simpatizzanti; senza di loro l’esercitazione non sarebbe stata possibile.

Dopo Toronto cosa ti aspetti? Hai già nuovi progetti in cantiere?

Toronto, come ho già accennato, rappresenta per me un importante punto di svolta, soprattutto perchè mi vede nel ruolo di “portavoce” dell’attuale scenario italiano della comunicazione di crisi in un contesto internazionale. Spero che questa posizione serva a far diffondere ulteriormente l’interesse verso la comunicazione in emergenza, che serva a far pensare “accidenti, ma se c’è un’Italia che va all’estero a parlare di queste tematiche davanti ad una platea internazionale perchè siamo così indietro?”.
Attualmente ho diversi progetti in questo campo, tutti in collaborazione con Colum Donnelly: presto pubblicheremo sull’iBookstore un piccolo manuale operativo di social media emergency management, entro l’autunno contiamo di organizzare il primo VOST (Virtual Operations Support Team) italiano in Provincia di Alessandria con gli operatori formati nei tre corsi promossi dal Servizio P.C. Provinciale, ci stiamo relazionando con l’associazione C.E.R. e il centro studi Ce.S.I.S.S. di Rieti per la realizzazione di un corso di social media emergency management e stiamo preparando lo “sbarco” nel mondo del crisis management aziendale in collaborazione con la società Aviation & Consulting Srl.

Non perdetevi il live tweet dell’intervento di Massimiliano Mesenasco il 24 giugno alle 17.40 (ora italiana) sull’account @MMesenasco con l’hashtag #WCDM!

2 thoughts on “Crisis Management: un Italiano a Toronto!

  1. Ti correggo solamente un punto: le slide non sono ancora disponibili su Slideshare e per contratto non potrò mettercele fino a tre mesi dopo il WCDM, però si può trovare una presentazione molto simile nei contenuti.

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